Madri Bambine

di Lina Vita Losacco
Piccola Maternità" di Momò Calascibetta (2005) Piccola Maternità" di Momò Calascibetta (2005)

 In Italia, ogni anno, più di diecimila bambini nascono da mamme adolescenti. Un fenomeno in crescita che presenta molti rischi, soprattutto quello di un arresto del processo di sviluppo dell’autonomia psico-sociale e relazionale delle ragazze.

Secondo il rapporto Unicef 2011 "La condizione dell’infanzia nel mondo", le complicanze legate alla gravidanza e al parto sono tra le cause di morte per le adolescenti tra i 15 e i 19 anni, dunque più una ragazza è giovane quando resta incinta maggiori sono i rischi per la sua salute. Anche in Italia, secondo il rapporto “Piccole mamme” [1] più di 10mila bambini ogni anno nascono da mamme teen.
Mentre al Nord il fenomeno è maggiormente ad appannaggio delle ragazze straniere, nell’Italia del sud l’incidenza di madri giovanissime riguarda le italiane che spesso con la gravidanza acquisiscono visibilità e riconoscimento sociale attraverso l’affermazione del ruolo materno. È frequente comunque che una gravidanza in età precoce sia collegata al ruolo subalterno della donna, oltre che alla difficoltà di accesso all’istruzione e ai servizi sanitari, alla povertà, alla dilagante e persistente disinformazione sui metodi contraccettivi. I contesti di marginalità e degrado sono inoltre un ulteriore fattore di vulnerabilità per il verificarsi delle gravidanze precoci nelle piccole adolescenti che, non di rado, versano in condizioni di sfruttamento sessuale sia all’interno che all’esterno delle mura domestiche, condizioni tra l’altro scoperte proprio a seguito della gravidanza.
È certo che un’adolescente prematuramente incinta rischia di veder ridotte le sue opportunità di sviluppo e di realizzazione personale a medio e lungo termine, soprattutto a causa dell’abbandono scolastico. Non solo, l’adolescente spesso è costretta ad interrompere anche le relazioni amicali, ritrovandosi isolata e frequentemente intrappolata in relazioni non paritarie, dipendenti o violente.
B. ad esempio aveva 15 anni quando è scappata via di casa con un uomo più grande di lei di circa 20 anni. Voleva ribellarsi a una madre che le rendeva "la vita impossibile"; nemmeno suo padre era un punto di riferimento per lei. In tale condizione di estrema solitudine affettiva non si è resa conto che una figura maschile adulta stava abusando di lei e della sua fanciullezza.
Quando B. è rimasta incinta il suo percorso di crescita e di costruzione dell’autonomia si è interrotto, ritrovandosi sottomessa ad un duplice controllo, da parte di sa madre e di un marito-papà che nel corso degli anni ha iniziato a maltrattarla anche fisicamente oltre che psicologicamente e sessualmente, ritenendola una sua proprietà. Oggi B. ha una figlia di 18 anni con cui non è riuscita ad essere un genitore-guida efficace e non ha un lavoro.
Dopo circa 20 anni la storia di B. di ripete con le stesse modalità nelle vite di altre giovani donne. La mancanza che maggiormente avvertono, oggi come allora, è soprattutto quella di un’indipendenza economica dal momento che per le giovanissime mamme l’inserimento sociale e lavorativo diventa ancora più complicato, anche perché l’Italia ha un primato negativo in Europa per il tasso di occupazione femminile e, come Save the children ha sottolineato nel precedente Rapporto 2010 sulla “Condizione delle madri in Italia”, più di un milione di mamme vive in condizioni di povertà.
Il rischio delle gravidanze precoci in epoca adolescenziale per molti versi potrebbe ricollegarsi ad un problema generazionale. Forse, come sostengono molti ricercatori, nel nostro Paese si assiste ad una sempre più frequente tendenza a bruciare le tappe della crescita così che "nel corso degli ultimi decenni la cultura generazionale è in continua trasformazione e crea stili di vita e valori di riferimento caratterizzati dall’incertezza" [2]. Sono sempre più numerosi gli adolescenti incentivati all’affermazione personale ad ogni costo, all’assunzione di un abbigliamento da grande, in definitiva ad anticipare alcuni comportamenti tipici dell’adulto. Una sfida non facile dal momento che richiede una maggiore capacità decisionale e l’assunzione di molte responsabilità. Se poi l’adolescente possiede meno risorse o è carente dei punti di riferimento adeguati avrà un’ulteriore confusione sugli obiettivi da porsi e sui mezzi più adeguati per raggiungerli.
G. è al quarto mese di gravidanza e nel raccontare la sua storia si mostra molto consapevole rispetto al suo futuro e ai suoi valori, soprattutto sembra aver pianificato adeguatamente la sua vita in vista del piccolo che nascerà tra qualche mese. In realtà G. ha solo quattordici anni. Figlia di genitori separati vive con sua madre  e mentre parla di lei esprime molta rabbia e rancore. Durante l’intervista, come è tipico di tutte le donne in gravidanza, G. descrive il suo bambino, per come lo immagina, per come potrà essere il rapporto con lui e soprattutto che tipo di madre vorrebbe essere. G. appare molto rigida nell’esprimere i suoi valori e le sue certezze, quasi a voler rassicurare se stessa rispetto ad una stabilità sempre agognata; poi con un coinvolgimento emotivo, con un misto di forza e rabbia, più volte sottolinea: "Il bambino rappresenta il mio unico obiettivo di vita e per lui sarei pronta a qualsiasi sacrificio, sennò che razza di madre sarei?" e, riferendosi al suo ragazzo, aggiunge "io lo amo tanto, perché lui ha molto sofferto, ma ora ho un figlio a cui pensare e se lui non si trova un lavoro non glielo faccio riconoscere!".
È evidente come la gravidanza dia a G. quasi un senso di onnipotenza che oltre ad aiutarla a dimenticare la sua fragilità e i suoi bisogni di amore e accadimento disattesi, le conferisce un illusorio "senso di sicurezza" anche rispetto ad un potere decisionale sulla sua vita e su quella di suo figlio; forse un modo per riscattare se stessa ma anche per esprimere il ruolo salvifico attraverso cui amare incondizionatamente. Per G. è fondamentale pensare di riempire il suo futuro di contenuti e di valori.
Come in questo caso la gravidanza in giovane età potrebbe essere la risposta al desiderio di compensare un vuoto di identità, essere qualcuno o avere qualcosa di proprio, il possesso del figlio potrebbe rappresentare l’opportunità di avere una relazione sicura. Potrebbe racchiudere la ribellione di una figlia nei confronti della figura materna e allo stesso tempo la ricerca dell’amore non ricevuto.
"È molto frequente che le giovani mamme manifestino un sentimento ambivalente per cui se da una parte tentano di ribellarsi e rinunciare alla dipendenza dalla madre, dall’altra continuano a ricercarne la protezione, la cura e il sostegno, anche in virtù della condizione di assoluta necessità", dice la dottoressa M. Ligas, psicologa e psicoterapeuta, esperta in problematiche adolescenziali [3]. Il rischio che ne consegue è un arresto del processo di sviluppo dell’autonomia psico-sociale e relazionale, fondamentale per acquisire una identità femminile e materna che non può prescindere dalle competenze cognitive, affettive e sociali. Per converso è proprio quando tali competenze vengono a mancare che la sessualità potrebbe esprimersi in condizioni relazionali scadenti con il rischio di contrarre malattie a trasmissione sessuale o di intraprendere gravidanze precoci prive delle competenze adeguate nell’allevare un bambino e sentendosi costrette a dover chiedere aiuto alla famiglia d’origine che non sempre si rivela di reale sostegno. Anzi, in molti casi assume un ruolo dominante contrastando il già precario percorso di autonomia della giovane mamma. In questi casi una famiglia supportava è auspicabile non solo per coadiuvare la neo giovane mamma nell’accudire il piccolo ma soprattutto per aiutarla a farle vivere la gravidanza come elaborazione di un’identità nuova e separata. Si potrebbe concludere l’ennesimo racconto di queste tristi storie auspicando, per coloro che devono studiarle e affrontarle, un "lungo" e profondo esame di coscienza.

 

[1] Piccole Mamme, Rapporto di Save the Children sulle mamme adolescenti in Italia, 2011.

[2] Pietropolli Charmet G., Cosa farò da grande? Il futuro come lo vedono i nostri figli. Laterza, 2012.

[3] Istituto di Psicologia e Psicoterapia Funzionale di Roma.

Tratto dal Giornale della Previdenza – Aprile 2012