Un libro è uno strumento culturale che ha un grande compito

di Maria Pia Marroni

Per quanto vasta possa essere l’esperienza, profonda la motivazione e l’urgenza che spingono un autore a realizzarlo, un libro non è mai un fatto privato. È il frutto di una maturazione sociale e l’autore è lo strumento che la società sceglie per manifestare le sue istanze Il libro rimanda come per un magico rimbalzo, nuovamente, nella stessa realtà che lo ha prodotto i suoi contenuti .

La lettura di un libro ci consente di “cambiare”: non saremo più gli stessi dopo averlo letto e tanti cambiamenti nel pensiero ci attraversano gradualmente e a cascata determinando una piccola o grande rivoluzione.

Approfitterò quindi di questo libro, della presenza dei relatori, persone che occupano posti di responsabilità, dei colleghi di grande esperienza e impegno personale che hanno dedicato e dedicano la loro energia, la loro vita all’universo Maternità, per puntualizzare ciò che la mia appassionata esperienza di ginecologa nella città più giovane d’Italia mi dice di questa stessa realtà.

Tutti noi qui, ma anche fuori di qui, sappiamo ciò che ben recita il titolo del libro di Sandra: l’emozione che troppo spesso ci attraversa è la paura. La paura di diventare genitore, di partorire, di decidere dove partorire, di affidarsi, e dall’altra parte la paura di non essere abbastanza aggiornati, di non avere abbastanza tempo da dedicare ad un travaglio, la paura di decidere….. quando e se fare un taglio cesareo, o fare un’episiotomia, la paura di abbandonare una rigidita ‘istituzionale’ forse più comoda e protettiva per accogliere una modalità piu permissiva e flessibile qualche volta ‘fuori dagli schemi’ forse, ma più umana.

Le casistiche, i numeri ci orientano e le esperienze di Ciro Guarino e di Paolo Pugina hanno lo scopo di farci sapere che è possibile cambiare schemi mentali, procedure: è possibile partorire in acqua, avere un parto spontaneo dopo uno, due tagli cesarei, è possibile travagliare in movimento, è possibile oggi a Napoli essere accolti in una struttura pubblica o convenzionata per partorire gratuitamente, e con sicurezza nel modo migliore per la donna, il suo bambino, il partner.

Ci sono voluti molti anni perché si iniziassero ad attuare le raccomandazioni dell’OMS che già dall’85 ci suggeriva le sue 15 raccomandazioni. Anni in cui coraggiosamente siamo cresciuti insieme: le donne e i compagni con le loro richieste di ‘riprendersi il parto’ e i singoli professionisti e le strutture: abbiamo messo da parte le paure , meglio le abbiamo attraversate e superate.

Qual è oggi in Campania e a Napoli la situazione? Da una parte troviamo Una nicchia di donne che con grande rispetto chiamerò “figlie dei fiori” e non solo a Napoli, ma in Italia e nel mondo, preme per partorire a casa chiedendo anche che il parto sia pagato dal Sistema Sanitario Nazionale. Queste donne vengono dette “estremiste” sono molto motivate e determinate: dall’altra parte c’è una grande schiera di fautori del taglio cesareo, sia tra i ginecologi che tra le donne che vedono nel parto operativo una soluzione rapida e “indolore” e in mezzo tra questi due poli estremi cosa c’è? Credetemi in mezzo c’è il disorientamento.

La paura che è sostenuta anche da vecchie credenze, pregiudizi, ignoranza appartiene a una cultura di transizione quella che dal parto in casa precedente gli anni ’50 ha medicalizzato un evento umano: l’evento umano per eccellenza, la Nascita.

Ecco perché c’è paura della maternità, perché abbiamo perso il modello/il modo naturale di partorire. E se a Napoli, meravigliose persone hanno stilato un protocollo per l’assistenza al parto e al puerperio in condizioni fisiologiche e la Giunta Regionale nel 2006 ha emanato le “Norme per la promozione del parto fisiologico”, la paura di cui abbiamo parlato ne frena l’attuazione. Ancora lottiamo perché un padre possa essere presente al parto come suo diritto e non come una concessione del singolo ginecologo o della struttura.

Siamo quindi all’inizio di una rivoluzione.

Riconoscere che la società ha perso il contatto con il valore della nascita come evento naturale, intimo, gioioso, riconoscere che insieme al bambino nasce anche una madre e nasce un padre, che nell’evento nascita si pongono le basi per un sano equilibrio della persona, cellula della società, riconoscere che la gravidanza non è una malattia e non lo è il parto, questa oggi è la rivoluzione.

Siamo in molti qui e li fuori a pensarla in questo modo e oggi lo stiamo dicendo guardandoci in faccia. Procediamo insieme a stimolare il cambiamento di modo di pensare, usiamo gli strumenti culturali come il libro, il video,la musica , il teatro , così che accanto alla tutela della salute della donna, ai reparti di grav a rischio, ai rep di Terapia intensiva neonatale si sviluppino punti di accoglienza per la gravidanza fisiologica e il parto spontaneo. Abbiamo davanti a noi questi cambiamenti, seguiamone la strada, lavoriamo con le persone nelle strutture, con le persone sul territorio.

Al di là di altre certezze o di altre criticità , al di là delle linee guida, dei protocolli, delle buone intenzioni, della spending review, delle sfide che le persone fanno ai medici, degli atteggiamenti cauto dei medici e del personale sanitario, è necessario trovare il modo, sviluppare un lavoro per trasformare le informazioni, le emozioni e le mentalità, così che l’approccio alla nascita possa troverà nuove possibilità di tornare ad essere l’evento fisiologico che è .

Questa è la rivoluzione che siamo attraversando e ne siamo, tutti insieme, gli attori!