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inaugurazione

“Quello che lega questo luogo ai napoletani è la sua storia, il ruolo che nei secoli, possiamo ben dirlo, ha avuto nella nostra città, il ruolo di intervento sociale che ha privilegiato i bambini e la loro vita con tutte le difficoltà, magari le ingiustizie, le cose brutte e belle che possiamo immaginare siano accadute quando, come nel 1705, “gettarono” in Rota ben 5000 bambini. Sopravvissuti solo il 10%.
Accoglienza, cura, impegno sociale, attenzione economica per reggere gli impegni, l’impegno dei volontari, chi lasciava bambini qui, chi veniva a prenderli come leggiamo nelle carte del nostro Archivio Storico, Vincenzo Gemito o Fabrizio Esposito.
Immaginiamo anche la violenza, tanta, perché è violenza abbandonare un bambino in Rota, per la mamma o il papà che lo fanno e violenza per il piccolo. Violenza anche per una vita trascorsa, dai figli della Madonna in condizioni di deprivazione affettiva che le immagini delle foto di fine Ottocento ci rimandano, per la tristezza di una condizione di solitudine, di mancanza di carezze, di attenzione, di riconoscimento: questo vuol dire l’abbandono. Quanto nutrimento amorevole viene a mancare se sei un numero su un registro, dove le mani delle suore o delle nutrici non sono sufficienti a raggiungere un neonato che piange perché ne piangono altri contemporaneamente.
Nelle carte dell’Archivio ci sono raccontate storie di bambini che hanno trascorso la loro vita tra una famiglia e poi un’altra e poi un’altra ancora, perché dati in allevo e poi restituiti in Rota…
Forse piangevano troppo? Forse i soldi che a volte venivano pagati alla famiglia che li allevava erano pochi? Forse perché questo “oggetto-bambino” poteva passare tra esperienze dure perché considerato un oggetto?
Negli anni, la trasformazione in un ente di assistenza e di cura ci ha portati prima ad un reparto di Maternità, alla Guardia Ostetrica permanente negli anni ’50, poi ad un centro di alta specializzazione per la cura di malattie dei bambini, per le gravidanze a rischio nel recente 1975, fino alla terapia intensiva neonatale un anno fa.
Il corso degli eventi lascia ora qui ambulatori, il Consultorio, il Centro per le Famiglie del Comune e dell’Asl. In fondo dobbiamo pensare che chi ci amministra, i nostri rappresentanti, sappiano fare le scelte giuste: e l’Annunziata è ora un punto di medicina sociale per interventi in questa zona nella quale molte etnie confluiscono, l’economia si è trasformata: la città, le città si trasformano.
Quale società vive nella e nelle nuove città? Come il progetto nei secoli di ciò che veniva realizzato in questo luogo si è andato trasformando? Come diamo oggi attenzione e cura alla Nascita?
La nostra mostra fotografica vuole mettere in relazione ciò che è stato e ciò che ora rappresenta: la possibilità di dare, attraverso iniziative culturali, un valore sociale all’intervento che sia da stimolo nella Città per una nuova attenzione al NASCERE”.

Maria Pia Marroni